Crizzo Rassegna stampa

2015

Intervista con Crizzo

Francesco Siracusa — Spazio Espositivo

Francesco Siracusa: Le tue opere sono caratterizzate da soggetti dalle fattezze scultoree. Che relazione esiste fra pittura e scultura?

Crizzo: Prima di tutto, volevo chiarire la ragione del titolo di questi miei ultimi lavori, "Dialogico" appunto, come riferimento al dialogo e a quello che ne consegue: pensieri diversi, che aggregandosi, ne compongono di nuovi; scambio reciproco. Partendo da questo principio, ho voluto mettere in relazione la pittura e la scultura, due grandi passioni della mia vita, che singolarmente sembrano molto distanti, ma che comunicano se si propongono come oggetti nella superficie bidimensionale di una tela bianca e che, se si mettono in relazione come elementi di costruzione nella composizione del quadro, producono una dimensione nuova, realistica e fantastica allo stesso tempo.

F.S.: Quali fasi attraversa la creazione delle tue opere?

Crizzo: La mia immaginazione nei confronti delle figure dipinte è tridimensionale: le vedo a tutto tondo, ci giro intorno e poi decido il punto di vista che mi convince per il lavoro pittorico. Per questo motivo, spesso modello un bozzetto in argilla, che mi aiuta notevolmente nel disegno del bozzetto su carta e, in conclusione, nella realizzazione del quadro stesso. Di conseguenza le mie figure acquistano quella dimensione plastica, che è caratteristica più della scultura che della pittura, ma che per me è fondamentale esprimere, perché ambedue coesistono nel mio naturale linguaggio creativo.

F.S.: Come fai a sapere qual è il passaggio successivo che devi compiere? Cosa guida il tuo lavoro?

Crizzo: Io parto sempre da un progetto: prima di cominciare a stendere i colori sulla prima tela, so già non soltanto quale sarà la seconda, ma addirittura la decima perché, fin dall'inizio, ho già chiaro nella mente il progetto quasi completo, che ho appuntato in piccoli schizzi per non dimenticarli; in seguito, mentre il lavoro prosegue, posso aggiungere altri quadri, che nascono come sviluppo di quello precedente oppure per commissioni. Quindi, per rispondere alla tua domanda, scelgo tra i lavori che ho progettato, quello che mi sembra più urgente o quello che mi serve per chiarire meglio il discorso.

F.S.: Questa nuova produzione è implementata da diverse forme pittoriche.

Crizzo: Come nelle produzioni precedenti, anche questa segue l'impostazione dei frammenti che compongono un unico quadro. Singolarmente, ognuno rappresenta una frazione di vita ricavata spesso da mie esperienze e che insieme formano un disegno più ampio, che le comprende tutte e le proietta nel ciclo naturale e perpetuo del vivere umano. Mi sono anche proposto, forse in maniera troppo ambiziosa, di cercare di riunire all'interno di questo progetto tutte le forme pittoriche possibili, il ritratto, l'autoritratto, il paesaggio, la natura morta ecc... che ho cominciato a trattare e che continuerò a sviluppare in seguito. Il punto di riferimento è l'inclusione e l'accoglienza, nel senso che ogni elemento contribuisce ad arricchire e ampliare ogni situazione o discorso che si abbia voglia di far crescere e progredire. Rimangono presenti in questo discorso le suggestioni che ricavo costantemente dal mondo animale, vegetale e minerale.

F.S.: Il dialogo del quale parli si riferisce anche a tutte queste diverse forme e generi pittorici che coesistono all'interno di un'unica opera?

Crizzo: Sì, mi riferisco alla naturale relazione che si crea mettendo vicini un quadro ritratto dentro il quadro e una scultura ritratta dentro il quadro stesso; questa vicinanza crea il dialogo e questa relazione si verifica anche tra elementi di natura diversa, così una mezza figura umana vicina ad una parte di cavallo crea il centauro, se si vuole partire da una base mitologica, oppure ci fa pensare all'antico rapporto naturalistico e utilitaristico tra l'uomo e il cavallo. Lo stesso discorso vale anche per i diversi generi pittorici.

F.S.: Qual è la regola che fa sì che due elementi dialoghino tra loro? In sostanza, negli accostamenti ti guida la loro reciproca diversità o, al contrario, una specie di "somiglianza"?

Crizzo: Entrambe, ma non solo. Determinante è il tema che mi interessa sviluppare nel singolo quadro: spesso cerco di rappresentare sentimenti che appartengono alle mie più profonde esperienze, ma ho bisogno di legarle alla mitologia greca che per me racchiude tutte le sfumature della sensibilità umana, e quindi il mito stesso mi suggerisce quale elemento è necessario mettere in evidenza e con quale intensità. Tutto dipende dal risultato che mi propongo e che spero di raggiungere ogni volta che mi presento davanti ad una tela.

F.S.: Trovo interessante questo riferimento al tema come elemento unificante dell'opera e credo che questo preservi la tua opera dalla superficialità caratterizzante le associazioni del postmoderno. Sei d'accordo?

Crizzo: Questo non lo so, non sta a me dirlo, e non me ne preoccupo. Io dipingo per mia necessità e per rapportami con quello che mi circonda. Per mio carattere, per predisposizione naturale, tendo sempre ad apprezzare tutto, e cerco sempre la parte positiva di ogni cosa su cui concentrarmi. Il resto lo lascio alla professionalità degli altri.

F.S.: In questa produzione ricorre spesso l'immagine della finestra, come una doppia dimensione all'interno del quadro.

Crizzo: Questo aspetto della doppia dimensione credo nasca da una mia necessaria ricerca spirituale. Non a caso negli ultimi anni mi sono allontanato dalla vita sociale, per dare più importanza, più attenzione, alla mia interiorità, per osservare più profondamente i miei umori e le mie contraddizioni. Quindi in questi lavori vengono a manifestarsi due realtà, una interiore e l'altra esteriore. A chi osserverà i miei quadri, il compito di individuare qual è l'una e qual è l'altra.

F.S.: Di quali quadri ti sarebbe piaciuto essere l'autore?

Crizzo: Un'infinità, praticamente di tutti i grandi quadri della storia dell'arte. Per me il tempo dell'arte è un tempo unico. Non esiste un prima e un dopo, l'antico e il moderno, l'arte è sempre l'invenzione di un mondo immaginato, e quindi fuori dal tempo, fuori dalle regole che ci propone il reale, e che comunque riesce a dire le verità più intime che riguardano la vita e il reale. E dunque in questo tempo unico ci stanno tutte le mie passioni: ci sta Michelangelo come ci sta Van Gogh, Caravaggio come Francis Bacon, Piero Della Francesca come Balthus, Fidia come Gustave Moreau, Goya come Lucian Freud, e tanti altri ancora, un universo infinito. Se partiamo dalla premessa che ogni individuo è portatore di una dose costruttiva di invidia, ecco, la mia la riverso, accompagnata da ammirazione, nei confronti di questa parte di umanità che ha saputo tanto emozionarmi.

16 ottobre 2014

Talenti umbratili. Il pittore Pippo Rizzo ovvero elogio della solitudine

Tano Siracusa — Suddovest.com

Pippo Rizzo ritiene che la solitudine costituisca la condizione ideale per produrre. Che neppure la rarefazione dei rapporti con gli altri artisti sia un grave svantaggio. Neppure la scarsa attenzione degli altri per le sue opere. Dei collezionisti, del pubblico, di chi controlla gli accessi alla visibilità e non va neppure a vedere cosa si realizza nel territorio. Neppure l'estraneità del suo paese. Nessun risentimento da parte sua, nessun malumore. Pippo Rizzo è semplicemente un artista vero, maturo, colto, consapevole della sua collocazione nel contesto, che ha scelto la marginalità e se ne infischia delle mode, delle tendenze, che vive una vita frugale e dignitosa e non chiede niente a nessuno. Difficile che qualcuno passi dal suo studio o che qualche importante critico o "curatore" di mostre provi a stanarlo. Le mie opere sono qui, il mio compito è produrle, dice lui tranquillo.

7 giugno 2012

Tra Savinio e Platone l'uomo torna nella spiritualità

Vincenzo Bonaventura — Gazzetta del Sud

Per collegarsi immediatamente al mondo pittorico di Crizzo, l'artista agrigentino ospite fino al 14 giugno della galleria Orientalesicula di Messina con la mostra "Nature", può servire questa definizione dell'Iperuranio reperibile online su Wikipedia: «Secondo Platone è quella zona aldilà del cielo (da cui il nome) dove risiedono le idee. Dunque l'Iperuranio è quel mondo oltre la volta celeste che è sempre esistito in cui sono le idee immutabili e perfette, raggiungibile solo dall'intelletto, non tangibile dagli enti terreni e corruttibili. È importante notare che nella visione classica la volta celeste rappresentasse il limite estremo del luogo fisico: la definizione di "oltre la volta celeste", dunque, porta l'Iperuranio in una dimensione metafisica, aspaziale e atemporale e, dunque, puramente spirituale».

Poche parole che sono la "giustificazione" di una pittura affascinante, di grande impatto visivo e mentale, ma che provoca anche una certa inquietudine, soprattutto per quel livido costante tra il bianco e il giallo che predomina nei corpi "senza sangue", ritratti in una dimensione spaziale più indistinta che vuota. Tanto più che in questo "mondo delle idee" platonico le "nature" del titolo sono fuse in un unico soggetto. Minerale, animale (uomo compreso) e vegetale diventano un tutt'uno, a voler indicare un "prima" della vita così come la conosciamo, in cui delimitazioni e confini tra un genere e l'altro non sono ancora avvenuti.

In questi grandi oli, sempre frazionati in più tele, come ad anticipare la successiva scomposizione per generi sulla Terra, Crizzo sistema poi magistralmente quadretti-ortaggi (melanzane, cipolle, fave eccetera) che sono invece perfettamente colorati, come a creare un continuo raffronto tra "realtà spirituale" e realtà reale. Sulle tele si alternano uomini e donne che formano un'unica entità con uccelli, cani, pesci oppure con germogli di piante. E talvolta sono immersi nell'elemento acqua. Sono continui i richiami a figure mitologiche, con citazioni di grandi maestri del passato come Andrea Mantegna (o anche Mattia Preti). Da notare però, un'evidente centralità riservata all'uomo: se è fuso con il cavallo mantiene i propri piedi che non diventano zoccoli; la donna che è un insieme col pescespada conserva anche lei i piedi senza alcuna coda di sirena.

Tuttavia questa pittura, così accuratamente realistica nei particolari anatomici per sfociare nel surrealismo, riporta soprattutto alla fusione uomo-animale di Alberto Savinio, il quale però diversamente giocava tutto in modo fantastico sui colori e sull'ironia. Crizzo sembra coniugare gli slanci irruenti di Savinio con la metafisica del fratello Giorgio De Chirico. Si può dire che il pittore siciliano sia partito da una sorta di compendio per poi trovare una strada nuova e personale.

Un'altra cosa si può dire: forse aldilà delle intenzioni dell'artista (la mostra alla fine la fa chi la guarda) più che un Iperuranio perfetto il "mondo" figurativo di Crizzo sembra segnalare un processo di sublimazione, ovvero la trasformazione di impulsi istintuali primitivi, sessuali e aggressivi, a livelli superiori, come sosteneva Freud, processo prevalentemente inconscio operante nella produzione artistica e creativa. Insomma il processo inverso a quello del "mondo delle idee".

27 agosto 2010

Quarta edizione delle Notti Bianche ad Aragona

AgrigentoFlash.it

Quarta edizione di "Le Notti Bianche", la kermesse aragonese dedicata a musica, spettacolo, sport, cultura, degustazioni, arte e intrattenimento. […] Tutto partirà alle ore 18:00 in Piazza Umberto I, dove le porte di Palazzo Naselli si spalancheranno per avviare le ormai collaudate visite guidate delle Sale del Principe, mentre presso i Cantieri Culturali del Purgatorio verrà inaugurata la mostra degli artisti Crizzo e Alfeo.

22 agosto 2009

Le notti bianche di Aragona, domenica la chiusura

AgrigentoFlash.it

Si chiude con "tutto esaurito" il bilancio della prima Notte Bianca aragonese […]. Numerosi visitatori hanno visitato, inoltre, Palazzo Naselli, dove è stata allestita "Le Pietre di Orfeo", la personale di Pittura di "Crizzo".

28 gennaio 2009

Le pietre di Orfeo

Margherita Biondo — Mammut Art Concept, Catania

La pittura di Crizzo appare orientata verso una certa spazialità ed una particolare resa plastica in cui gli effetti della luce e del colore procedono in maniera separata rispetto all'immagine. L'artista traduce in una dimensione onirica i suoi personaggi sviluppando con linguaggio autonomo visioni architettoniche la cui carica suggestiva è immediata ed evidente. L'equilibrio è uno dei motivi ispiratori che si pone tra la mitologia e i valori della vita, mentre la costrizione della figura nella tela si integra con la libertà spaziale che la stessa immagine assume, nonostante spesso mutilata o innestata in appendici dall'apparenza marmorea.

L'artista tratta temi di misteriose atmosfere simboliche privilegiando figure cardini in una sorta di immobile stasi nell'ambito di un contesto dove tutto appare fermo e senza tempo e dove le sagome e gli spazi sembrano pietrificati per sempre tra il silenzio più assoluto. La capacità del pittore manifesta sulla tela la condizione angosciosa dell'uomo attraverso un figurativo in cui qualsiasi oggetto diventa carico di mistero tra segni, simboli e significati che vengono come vivificati e nello stesso tempo rielaborati nel passaggio alla forma.

La figurazione pare assorbita dalla stessa coscienza dell'autore il quale opera dentro i confini del linguaggio creando uno spostamento del simbolismo che viene posto al servizio della macchina visiva tesa all'immagine di una evidente solennità. Il risultato è frutto della ricerca avviata sui valori plastici, sul preziosismo cromatico e sulla qualità della materia pittorica che fondamentalmente fanno emergere — pur nella modernità — il "desiderio classico" insito nella sua arte.

2009

Crizzo. Le pietre di Orfeo — pittura del mito

Francesco Catalano

Accostarsi alla pittura di Crizzo è cosa semplice: le tele operano sullo spettatore una immediata — quanto inquietante — fascinazione. Subito però si capisce che l'incontro con le immagini è impari, e non facile. Molte le ragioni. I volti, gli atteggiamenti ostentano impassibilità: giocano ambiguamente mostrandosi quasi come statue, la scultura nella pittura. Non è un caso che Crizzo, nel suo lento e sicuro procedere verso il risultato pittorico, transiti attraverso il (o parta dal) bozzetto scultoreo. La figura si fa apprezzare — anche per i suoi valori tattili — per l'intero suo sviluppo nello spazio. I soggetti non accennano ad alcun movimento: si offrono al nostro sguardo come pura, immota presenza. Lo sguardo libero da pregiudizi (come quello dei bambini) varca la frontiera del piano pittorico e gusta la concretezza statuaria delle figure, la loro enigmatica frammentarietà.

La pittura di Crizzo è dentro il tempo, nel nostro qui e ora, ma ci trascina in un altro tempo che non si esprime, né si misura. Abitato da figure mutile, emergenti dal suolo, frammentarie o chimeriche. Per Crizzo si può parlare tranquillamente di una pittura classica, e su molti distinti piani di lettura. Non è solo perché attinge al repertorio del Mito: Hypnos, Nyx, Orfeo, Dioskouros... A partire dalle fonti Crizzo congela il racconto, lo rapprende in una immagine significativa, ne condensa i tratti essenziali, ne rende visibile la necessità. E ciò è del tutto coerente col mito, che rifiuta ontologicamente il concetto stesso di tempo lineare, così familiare a noi mortali. È classica la pittura di Crizzo perché si sottrae volontariamente al mutamento, alle cause, agli effetti. Instaura una distanza con noi che non riusciamo a colmare. È una pittura paradossale, che urta la nostra incredulità, e ci obbliga al ragionamento, o più semplicemente, al pensiero.

Nyx, la notte, emerge dal suolo indistinto. Non ne vediamo il corpo, non ne vediamo le braccia, nascosti da un piano insondabile. La figura ambiguamente mutilata, o sommersa dall'indistinto, poggia stabile e incompleta. Non ci è dato vedere la notte nella sua interezza. Come contrappunto all'indistinto, al vago, al nascosto, all'incompleto, sta l'uovo: la sua perfezione, la sua compiutezza, la sua promessa di futuro. Da lì schiuso attendiamo la nascita di Eros, e le due metà formeranno cielo e terra. Ma forse questo è ciò che desidereremmo vedere, perché la pittura tace. Nyx non ci guarda.

Del Dioscuro vediamo il solo profilo sinistro, la figura è dimezzata, e ciò è alquanto paradossale in un mito che riguarda invece, un doppio. Un profilo rimane nascosto, oscuro e distante. Il corpo emerge al contempo dal piano opaco e dal vuoto. Il vuoto apre una breccia in uno spazio di profondità e lontananza. Un piolo infisso nel suolo e solidale al piano della figura sottrae al Dioscuro ogni possibilità di movimento, e lo confina in un dondolìo virtuale, aumentando il nostro spaesamento. Hypnos, dio e figura del sonno, infisso in un blocco di pietra, da cui sboccia inopinatamente l'elemento floreale. Erma ribaltata, figura in precario equilibrio in cui si legge l'abbandono; forse la più inquietante e enigmatica delle visioni di Crizzo, con i suoi misurati fuori piombo, con quei ciottoli che punteggiano il piano, che sembrano, in modo invisibile, sostenere il sonno di Hypnos.

Di Orfeo e del suo corteo di rane, capace secondo il mito di incantare ogni creatura con la sua musica, di animare le rocce e gli elementi della natura. Rane che sembrano essere scaturite dalle pietre e che pietre — forse — torneranno, quando l'incantesimo del canto cesserà. Queste pietre, elemento cruciale dell'opera di Crizzo. Trattengono al suolo il nostro sguardo, misurano e costruiscono un equilibrio che proprio perché ci pare così erratico e casuale, è invece così prezioso. Sono la materia stessa di cui è fatta l'immagine, schegge della loro fattura, accordo di volumi. Sparse qua e là, queste pietre ci richiamano alla profonda cultura visiva del nostro pittore. C'è Cézanne e molto Antonello, profondamente meditati e riproposti, senza tempo.

A proposito di materia e pittura, dell'indefinibile sostanza di cui sembrano fatte. A proposito di tecnica. La pittura di Crizzo è sapiente. Sicuro mestiere, pratica meditativa, esplorazione delle infinite e sfuggenti superfici, dei piani e dei corpi, in cui la variazione dei colori, che crediamo di afferrare, ci sorprende, ci sfugge inesplicabile. Nell'avvicinamento alle tele la pittura di Crizzo si manifesta ai nostri occhi per quello che è: una festa che celebra il dono della vista. Il condensarsi del colore, lo stratificarsi dei tocchi di pennello rivelano quello che si produce da sé, quando l'arte è il frutto di una ricerca autentica, che rifugge ogni maniera o mimesi: uno stile personale in cui si legge — cristallino — tutto il sincero impegno di un autentico artista.

20 marzo 2008

Aragona, in mostra la personale di "Crizzo"

AgrigentoFlash.it

I Cantieri Culturali del Purgatorio, in Piazza Umberto I, ad Aragona, festeggeranno l'arrivo della primavera ospitando da domani la Personale di Pittura dell'artista aragonese "CRIZZO". Attesissima nel mondo artistico l'apertura della mostra che si preavvisa accattivante anche sotto l'aspetto coreografico. I visitatori saranno, infatti, guidati alla scoperta della sempre continua evoluzione artistica del Crizzo dalle performances degli attori dell'Associazione Culturale Lo Specchio, magistralmente diretti dal regista Enzo La Mendola.

2008

Frammenti

Comune di Aragona

Raffinato artista dai numerosi interessi, Giuseppe Rizzo dipinge con la naturalezza tipica del grande maestro d'arte, amante dei colori e delle forme che non sono pura manifestazione intelligibile che ha fine in sé, ma mondi che trasmettono determinati o infiniti contenuti, scoperti con lo stupore di uno sguardo bambino, che ha voglia di stupirsi e meravigliarsi anche dei piccoli dettagli che prepotenti s'impongono all'attenzione dell'occhio.

Così le sue opere sottolineano «la particolarità e l'unicità di ogni elemento» che viene investito di straordinario interesse, «come se si vedesse per la prima volta, come se il suo mistero fosse ancora da svelare». Giuseppe Rizzo comincia a dipingere da bambino, riproducendo fedelmente i capolavori dei più illustri pittori di ogni tempo. Nella sua maturazione artistica viene affascinato dal mondo greco classico, dal mito, ed è questo il tema di fondo di buona parte della sua ultima produzione.

Frammenti — Le opere che mostriamo in questa pagina fanno parte dell'ultima realizzazione che prende il nome di Frammenti. «Questi quadri hanno tutti la stessa atmosfera perché li intendo come frammenti di un unico grande quadro, dove ogni singolo pezzo è la sintesi del lavoro totale e nel totale rappresento frammenti di vita quotidiana, o storie mitologiche che comunque nella loro essenza descrivono emozioni vissute nella vita di tutti gli uomini.» La natura, gli animali assumono una coloritura falsa. Il luogo ideale dove avvengono le azioni è un'isola, dove è nulla la dimensione temporale e dove i gesti sono fissati, «pronti per essere ripetuti all'infinito come da sempre, uguali, si ripetono».

(Le frasi riportate tra virgolette sono di Giuseppe Rizzo)

settembre 2006

Roma d'insonnia

Francesco Giulio Farachi — Galleria Crispi, Roma

Collettiva di pittura, dal 2 al 20 settembre 2006, in occasione de "La Notte Bianca 2006". Tra i numerosi artisti provenienti da tutta Italia, in mostra anche Giuseppe Rizzo — Crizzo.

«È l'occasione per lo scambio e la scoperta di sapienze, di rappresentazioni e sensibilità, di passioni e memorie. È il gioco che sovrappone ironie a crude verità, illusioni e vagheggiamenti ad aspirazioni e speranze. È la relazione con la bellezza e con l'Arte.» Si apre a Roma sabato 2 Settembre la Collettiva di Pittura "Roma d'insonnia", organizzata dalla Galleria Crispi in attesa e con l'occasione de "La Notte Bianca 2006". L'esposizione vede la partecipazione di numerosi artisti provenienti da tutta Italia, e presenta l'opportunità di ammirare e conoscere un insieme di lavori vario ed al tempo stesso sommamente significativo del panorama artistico contemporaneo.

16–24 novembre 1985

Strade diverse nella stessa direzione

Palazzo Frangipane, Licata (AG)

La locandina della prima mostra collettiva a cui Crizzo (Giuseppe Rizzo) ha preso parte, insieme a Salvino Marrali, Francesca Sestini e Calogero Vinciguerra.

Nota critica

Marcella Rizzo

È il pittore della forza, dell'effetto immediato, della presenza pregnante, data dai contenuti e dalle atmosfere rappresentate. I suoi quadri sono drammatici, intensi, non lasciano spazio ad impressioni o sensazioni tiepide, tutto è caldo, tutto arriva subito con un'energia che quasi sconvolge. Il colore è pieno, forte anch'esso, tanto quanto le figure, tanto quanto i temi trattati, derivati quasi sempre dai miti classici, che possono sembrare lontani dal nostro tempo, invece si accostano benissimo alla nostra quotidianità e rappresentano molti dei temi essenziali dell'uomo d'oggi.

Si è come davanti a scene teatrali, perfettamente rese attraverso una gestualità delle figure che sembrano scaturire dalla materia; prendono vita uscendo fuori da materiale inanimato e divenendo creature che sembrano volere emergere per narrare la propria storia in maniera irruenta, in modo che nessuno possa distrarsi, in modo che comunque l'attenzione dello spettatore venga catturata.

Nelle opere di Crizzo vi è una presenza costante: la donna simbolo di fertilità, di procreazione, di vita. Altrettanto presente l'uomo, che però è l'elemento che introduce temi oscuri, quali la violenza. Nelle opere più recenti prevale il monocromo, sulle tonalità della pietra, che è presente come figura in tutti i quadri. La pietra come materia resistente al tempo. Si può dire che nella pittura di Crizzo acqua, terra, pietra, mondo animale, mondo vegetale, si fondono, si alternano, convivono e si incastrano, dando vita a delle opere, a delle storie, che per impatto visivo ed emotivo si possono dire possenti.

Nota critica

Francesco Giulio Farachi

Raffinato artista dai numerosi interessi, Crizzo dipinge con la naturalezza tipica del grande maestro d'arte, amante dei colori e delle forme che non sono pura manifestazione intelligibile che ha fine in sé, ma mondi che trasmettono determinati o infiniti contenuti, scoperti con lo stupore di uno sguardo bambino, che ha voglia di stupirsi e meravigliarsi anche dei piccoli dettagli che prepotenti s'impongono all'attenzione dell'occhio.

Crizzo comincia a dipingere da bambino, riproducendo fedelmente i capolavori dei più illustri pittori di ogni tempo. Nella sua maturazione artistica viene affascinato dal mondo greco classico, dal mito ed è questo il tema di fondo di buona parte della sua ultima produzione. Il suo ricorso al mito ne segna anche il ritorno, il riappropriarsi di storie universali che possono ritenersi, da parte di ognuno, come personali, se vicine ad un proprio vissuto.

Le tele di Crizzo sono rivisitazioni del quotidiano attraverso una lente simbolica e paradigmatica. Il percorso esistenziale dell'individuo diventa elemento del mito, viene trasfigurato in allegoria che dispiega significati e definizioni, si compone di accenni e particolari che moltiplicano i piani di lettura e rilettura, gli indirizzi di interpretazione.